Itadakimasu

Ricordi ed affetti dietro ai fornelli: la cucina emozionale di Francarita.

Francarita la conosco da tantissimi anni ormai, da quando frequentavamo l’università insieme. Già allora parlavamo spesso di cucina e durante le cene si scambiavano succulenti consigli. Spumeggiante e travolgente, ha sempre la ricetta giusta da dare. 

Partiamo con le presentazioni:

Sono Francarita e ho 35 anni. Dopo qualche anno di studi di medicina ho deciso di lasciare e di dedicarmi ad una vita più “tranquilla” se così si può dire. Infatti, ho aperto una mia attività, un negozio di abbigliamento (eccolo qui: Azul) a Locorotondo, nella Valle d’Itria. Questa scelta mi anche ha permesso di continuare a seguire l’inclinazione e passione che ho fin da piccola, cioè quella di cucinare.

Ricordavo infatti dai tempi dell’università come la cucina fosse una tua passione. Ti chiedo allora: qual è il tuo rapporto con il cibo?

Per me il cibo non è prendersi cura di sé stessi semplicemente mangiando ma è più un appagare tutti i sensi. Infatti, quando mangi qualcosa di buono hai anche un’esperienza sensoriale che altre cose più materiali non riescono a darti. Ma il mio rapporto con il cibo è anche emotivo: ci sono dei piatti che magari non sono effettivamente golosi ma di cui vado ghiotta per i ricordi che ci sono dietro. Le emozioni in cucina infatti riescono a rallegrarti una giornata o possono esserti di conforto. Tra l’altro mi piace mangiare molto volentieri e anche mio marito è un mangione. So che dovrei ridurre le quantità…ma sai cosa? Col passare degli anni guardi meno le quantità e inizi a guardare di più la qualità del sapore.

E invece cosa significa per te cucinare?

Cucinare è togliersi di dosso tensione: anche dopo una giornata stancante, difficile che non mi metta a cucinare. Quanto mi rilassa fare la pasta fresca ad esempio: stacco da tutto e ritrovo me stessa

A questo punto penso di sapere già la tua risposta ma voglio farti comunque questa domanda: allora preferisci cucinare o trovare tutto pronto?

Adoro stare dietro ai fornelli…ma è piacevole anche trovare tutto pronto, perché cucinare è un gesto d’amore. Se cucini lo fai perché ti va di farlo, almeno la maggior parte delle volte. Così, quando trovi il piatto in tavola è sempre un piacere. Ecco, immagina ad esempio una pasta al sugo pugliese con le braciole…voglio dire, mica è brutto. E comunque sono le tipiche cose che per quanto tu ti possa impegnare… le mamme sanno farle comunque meglio.

A proposito di Puglia, quali sono i cibi della tua terra che consiglieresti ad uno sconosciuto? 

Subito il capocollo, che è un insaccato tipico di Martina Franca ma ci sono alcuni produttori del consorzio che sono di Locorotondo. É un prodotto favoloso, stagionato per tanto tempo, con una grassatura all’interno tale da non essere fastidiosa anche a chi non ama il grasso. Ha dei profumi dati dall’affumicatura e dalla lunga stagionatura che sono di grande impatto. Lo apprezzo tantissimo sulla pizza ma anche nei primi piatti.

Ti direi poi la fava di Locorotondo, che per un turista può essere davvero una scoperta. Proprio lo scorso anno la fava ha ricevuto la De.Co. ossia la Denominazione Comunale, un riconoscimento a questo legume per tutelarlo e valorizzarlo come prodotto tipico del mio territorio, la Valle d’Itria. Le fave si possono cuocere più o meno liquide con una serie di contorni di verdure, fanno scena e sono qualcosa di veramente tradizionale.

Per ultimo ti direi un ingrediente fondamentale: l’olio. È più dolce rispetto a quello di alcune zone del Salento, abbiamo tanti piccolissimi produttori e io stessa ne produco ma veramente poco. Immagina di addentare un pezzo di pane con un filo d’olio e dei pomodori…che meraviglia. Pochissimi ingredienti, tutto naturale, semplice e buonissimo. Se lo presenti ai turisti puoi far scoprire un mondo che ignorano. Più o meno come è successo a me quando in Spagna ho assaggiato la tostada, del pane tostato con olio, un velo di pomodoro frullato fresco e una fetta di jamón serrano. Alla fine, è pane, pomodoro e prosciutto …ed è sensazionale: sono quelle cose semplici che ti fanno sentire veramente in un posto.

E tra la cucina tradizionale o la sperimentazione cosa preferisci?

Mi piace sperimentare ma sono poco coraggiosa, faccio piccoli inserimenti ogni volta. Parto da una base e cerco di rivisitarla, con gli ingredienti che ho a disposizione o secondo i miei gusti. Se non ho un canovaccio di base, difficile che sperimenti. Ad esempio, quel famoso piatto di pasta e ceci che hai pubblicato qui sul blog mi piace tantissimo ma non avrei mai pensato di sperimentare la pasta risottata in quel modo. 

E invece rispetto alle pietanze straniere, cosa ti piace?

Togliendo alcuni cibi che tendenzialmente evito, cerco di assaggiare quello che c’è di tipico. Assaggio meno la cucina cinese, giapponese o nordafricana perché sono culture che conosco poco. Invece, provo molto più volentieri la ricetta del pancake americano o di un piatto spagnolo, accorgendomi delle differenze rispetto alla nostra nonostante siano entrambe cucine occidentali.  

Da quello che racconti mi sembra di capire che hai una passione per la cucina spagnola. È forse quella che si avvicina di più a te?

In effetti in Spagna ho viaggiato alcune volte, ci sono ritornata e mi è piaciuta tantissimo. Ora ad esempio sto studiando come preparare le croquetas spagnole, che pensavo fossero ripiene di patate e in realtà sono con la besciamella: ho preso venti chili solamente a pensarci.

L’altra cucina che mi piace, quella americana, la considero tendenzialmente più grassa e quindi sì, ti direi sicuramente che la cucina spagnola è più nelle mie corde. Sono affascinata anche dalla cucina giapponese ma quella vera, non il sushi, che spero di assaggiare di persona in Giappone.

Parlando invece della tua tavola ideale, quali piatti metteresti per farti conoscere meglio?

Mio marito dice sempre che prima della scoperta dell’America non sarei potuta vivere, perché mangio troppe patate e troppi pomodori. Quindi sulla mia tavola ideale non possono sicuramente mancare le verdure e gli ortaggi, senza questi non riuscirei a fare nulla. Adoro ad esempio le cipolle al forno con olio e pangrattato. Preparo la melanzana come un sandwich con prosciutto, formaggio, olio e pangrattato e passata nel forno, velocissima e saporitissima. 

Non potrebbero mancare nemmeno gli affettati, ne abbiamo di buonissimi in Italia, da mangiare da soli o accompagnati alle verdure.

Infine, la cioccolata: anche un piccolo pezzettino riesce a farmi stare meglio.

Hai uno o più piatti legati a dei particolari ricordi?

Il primo che mi viene in mente, evocativo: avevo una decina di anni, mia cugina cinque. Tutti i sabati sera mia madre ci preparava la rotellina di salsiccia con le patatine fritte. Per me mia cugina è rimasta quella bambina con cui mangiavo la salsiccia, le patate e vedevamo la tv insieme. Ancora il polpettone è legato a mio marito: è stato il piatto che ho cucinato quando abbiamo deciso di metterci insieme. Il gelato invece è indissolubilmente legato ai miei genitori perché lo prendevo sempre con loro. Fave e cicorie col pesce fritto e ritorno ai venerdì di quando ero bambina. Potrei continuare ancora perché per me quasi tutti i piatti hanno un ricordo dietro, ad ogni ricetta è legata ad una persona, un affetto. Come ti dicevo per me la cucina è altamente emozionale

Infine, per salutarci, cosa significa per te “mangiare insieme”?

Quando si riunisce una tavolata per me fa sempre molto “famiglia”, anche se lo fai con persone che conosci poco e soprattutto se il piatto lo hai preparato tu. Famiglia però non intesa tradizionalmente come madre e padre ma nel senso di affetti. Se invito qualcuno a casa e magari abbiamo ordinato fuori, ho sempre voglia di preparare qualcosa con le mie mani.

Infatti, il condividere il cibo unisce perché quando mangi con qualcuno, questa persona ti racconta qualcosa di sé facendoti vedere cosa gradisce e cosa no. Questo è possibile perché il cibo ti lascia raccontare molto di più di quanto facciano le parole. Se poi il cibo è buono si creano anche legami migliori perché inconsciamente associ il ricordo positivo a quella persona o quell’evento, almeno per me è così. 

Forse dipende anche da come si condivide: può bastare un panino mangiato sul mare con una persona per raccontarti molto, dove invece una tavolata luculliana non ti trasmette niente.

Itadakimasu Francarita!

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