Itadakimasu

La cucina di Jess: pane, amore e italianità.

Jess è stata la prima persona con cui ho parlato in italiano qui in Belgio e che mi ha anche fatto sentire a casa. Inevitabilmente (quasi) ogni discorso con lei inizia o finisce con: “Allora cosa hai preparato di buono oggi?”. Gentile e premurosa, è l’amica che tutti vorrebbero.

Presentati: chi sei e da dove vieni?

Sono Jessica, sono nata qui in Belgio ma la mia famiglia è di origini italiane.

Jessica, come descriveresti il tuo rapporto col cibo?

Potrei dire che il cibo è un pensiero fisso per me (o quasi), forse perché sono cresciuta in una famiglia d’italiani e d’altronde è una delle nostre più grandi passioni. Prepariamo tantissimi piatti a casa e talvolta è davvero difficile smettere di mangiare o di entusiasmarsi parlando di questa o di quell’altra pietanza. E considero tutto questo come una parte importante dell’eredità italiana, nonostante abbia vissuto da sempre qui in Belgio.

Preferisci cucinare o trovare tutto pronto?

Preferisco trovare tutto pronto, ovviamente. Mia madre e mia sorella, ad esempio, cucinano spesso e amo quando lo fanno. Penso che un piatto abbia un sapore molto più buono quando è preparato da qualcun altro. O magari è soltanto perché non mi considero una brava cuoca.

Mi piace quello che hai detto poco fa, cioè che il cibo cucinato da qualcun altro è più buono. Perché senti questa differenza?

Non lo so. Mi piace l’idea di arrivare a casa e sapere che qualcuno ha cucinato per me e non resta altro che mettersi a tavola e mangiare. Mi fa stare bene.

Secondo te, quali piatti dovrebbe assaggiare chi arriva per la prima volta in Belgio e vuole conoscere meglio questo Paese? 

Direi innanzitutto i vol au vent. Sono dei cestini di pasta sfoglia vuoti all’interno e che vengono farciti con del pollo, crema di funghi e polpette. A casa però non li abbiamo mai preparati, perlomeno la mia mamma non li prepara perché è italiana (ride). Di solito sono serviti con delle patatine fritte. L’altra ricetta che poi consiglierei è quella dei chicon gratin, cioè l’insalata o indivia belga, preparata nel forno con prosciutto, formaggio e besciamella.

Parlando invece della tua tavola ideale, quali piatti dovremmo assaggiare per conoscerti meglio?

In una parola: la pasta! È il mio piatto preferito, la mangio ogni giorno da quando sono nata. Direi poi il formaggio, soprattutto il pecorino. Il pane, con cui faccio sempre la scarpetta. E infine l’insalata, quella coltivata in giardino e mangiata alla maniera italiana, cioè quasi come un extra che serve per chiudere il pasto. Qui in Belgio invece l’insalata è usata più come una portata, un piatto unico.

Sei sicura di non amare nessuna ricetta della cucina belga?

A pensarci bene, effettivamente c’è qualcosa che amo molto ed è una specialità belga: il cougnol, il tipico pane dolce che si prepara durante le feste natalizie. Adoro mangiarlo spalmandolo col burro salato, mi piace tantissimo.

M’incuriosisce che la cucina italiana sia comunque sempre quella prevalente rispetto alla belga, come mai? 

Credo che la cucina belga sia meno “fine” e un po’ più pesante rispetto a quella italiana. Preferisco le ricette semplici, con pochi ingredienti. E sono anche alla ricerca dei sapori freschi. E questi due aspetti – semplicità e freschezza – li ritrovo molto nella cucina italiana.

Viaggiando invece all’estero, quali sono i piatti stranieri che ami particolarmente?

Devo dire che i piatti stranieri che preferisco in assoluto sono le mezze greche, tutti gli antipasti compresi i calamari fritti, la tzatziki, la feta. Sono piatti calorosi e mediterranei, come quelli della cucina italiana. Parlando più in generale invece, quando viaggio, mi piace sperimentare nuovi sapori: mi fermo a parlare con le persone per capire dove posso assaggiare le ricette locali.

C’è qualcosa che mangi ed è legata a un bel ricordo? E perché?

Ti dico subito la pizza! Mi ricordo quella che cucinava mia nonna, una ricetta semplice ma al tempo stesso per niente scontata. La preparava con pomodoro, aglio, prezzemolo e un po’ di pecorino romano. E poi ancora un altro ricordo legato a mia nonna: quando preparava l’impasto del pane, ne lasciava sempre un pezzo da parte per preparare un tarallo soltanto per me e per mia sorella. Così, appena arrivata casa, l’odore buono che m’investiva mi faceva capire che mia nonna mi aveva pensato e c’era il tarallo pronto ad aspettarmi.

E infine, che cosa significa per te “mangiare insieme”?

Per me significa sia condividere il cibo, commentando quello che sto mangiando, sia interagire con le persone con cui sono a tavola, in primis la mia famiglia.

Fin da quando ero piccola, ricordo che mangiare insieme è sempre stato molto importante per noi. Ad esempio, la cena è un momento molto speciale che aspettiamo tutti, per raccontarci cosa è successo durante la giornata, dalle faccende quotidiane alle piccole gioie e difficoltà… tutti attorno alla tavola apparecchiata. Anche il pranzo della domenica ha sempre avuto qualcosa di speciale. Ancora oggi possiamo rimanere ore e ore seduti attorno al tavolo a discutere e a dibattere. A volte mettiamo un po’ di musica o facciamo qualche gioco insieme. 

E poi ho ricordi di lunghissime serate d’estate trascorse con la famiglia, intendo anche con i nonni, gli zii – in Belgio o in Italia – che nessuno voleva giungessero al termine, tanto si stava bene. Si parlava di tutto, soprattutto noi giovani ascoltavamo i “più grandi” parlare del loro passato e di com’erano le cose tanti anni prima. Ti dico allora che per me il cibo condiviso è anche un viaggio nel tempo: ci riunisce ed è un motivo per discutere e passare le ore insieme. Un po’ come un appuntamento culinario con la gente che amo.

Grazie Jess. Itadakimasu!

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